
"In questi giorni - dice - siamo stati invitati più volte ad aprirci all'incontro con il Signre Gesù. Credo siano tre i modi che ci sono stati indicati: il primo è la preghiera. La preghiera è l'unica strada per l'incontro con il volto di Dio, noi preghiamo perché Gesù pregava. Diffidate di coloro che non credono nella forza della preghiera, tenete tra ciò che avete di più caro il Vangelo, tenetelo nello zaino o nella borsa quando andate in università o al lavoro, apritelo e leggetelo senza la preoccupazione di comprendere tutto ma ricordando che la parola di Gesù è creativa, l'unica capace di rinnovare e ricreare il cuore. Un secondo modo per accogliere Gesù è quello di scorgerlo nella vita dei poveri. I poveri ci danno fastidio. Noi non possiamo cambiare la storia dei poveri del mondo, ma possiamo scegliere la via della condivisione, prestando le nostre cose, mettendole in comune. Viviamo in modo più essenziale, cercando di dare valore a quello che già abbiamo, possiamo fare la scelta di un tempo dedicato a chi ha bisogno, rinnovare l'impegno di vivere in modo più autentico il nostro essere educatori, troviamo una forma di fedeltà quotidiana al servizio verso chi è più bisognoso. In terzo luogo, diventate amici di un santo. La liturgia ci dice che i santi sono amici e modelli di vita. Leggiamo i loro scritti, conosciamo la loro storia, visitiamo luoghi che hanno vissuto, le loro tombe. La loro intercessione ci aiuterà a rinnovare la nostra adesione al Dio di Gesù Cristo. Infine, scrivete le esperienze che fate, raccontatele innanzitutto a voi stessi, nella consapevolezza che si impara dalle esperienze solo quando diventano parte del nostro bagaglio di vita".
Ci prepariamo poi per la celebrazione dell'Eucaristia, anche perché ci siamo presi l'impegno di animarla con il canto. Il parroco don Adriano, durante l'omelia, non si stanca di esortarci a custodire la giovinezza della fede e ritorna a sottolineare il bel momento condiviso insieme della festa del capodanno. Alcuni di noi hanno l'opportunità di visitare lo scavo sotto la chiesa, testimonianza della fondazione romana della stessa e straordinaria consegna di una storia che in questa città parla in ogni dove.




È una vera e propria corsa quella che facciamo per raggiungere la metropolitana per raggiungere San Giovanni per l'ultima preghiera di questo nostro pellegrinaggio. Nella basilica questa sera c'è frere Alois e raccogliamo il suo messaggio e augurio finale: "Tu ci benedici, Tu che nascondi il nostro passato nel cuore di Cristo e ti curi del nostro futuro.
Come possiamo costruire un progetto di vita nell'incertezza della società di oggi?

Ci allontaniamo dalla cattedrale di Roma con un pizzico di nostalgia. Riprendiamo la strada verso casa con l'intenzione di fermarci in una pizzeria ma troviamo ogni locale impossibilitato ad accoglierci. La pizzeria "Tettarello" ci offre la possibilità di avere le pizze da asporto e, sorprendentemente, ci regala uno sconto inaspettato. Paolo rimedia le bibite e le offre come gratitudine e amicizia in occasione del suo compleanno. Invitiamo alla nostra cena anche Andrei (per i boschi!), un giovane rumeno che è stato con noi in queste giornate. Finalmente è il dono per Paolo. In realtà è un doppio dono: un libro scientifico sulle birre e un biglietto per una partita di basket Varese contro tutti!

"Vorrei dirvi grazie per questi giorni, perché vi siete fidati e perché avete pregato intensamente, non dovendovi mai richiamare all'attenzione o al silenzio. Sono partito con un po' di fatica a motivo della stanchezza e del raffreddore ma anche perché, in questi giorni, avrei voluto essere da un'altra parte. Ma non è stato certo un ripiego, questo, ma l'occasione per riconfermare che siete giovani capaci di cercare Dio. In modo particolare mi ha colpito come avete pregato alla Scala Santa, al di là di qualsiasi strada farete quello è stato un momento di verità e nessuno, neppure voi stessi, lo potrà alterare. Ho scelto di scrivere a ciascuno un pensiero che accompagna una riflessione di frere Alois e consegno anche una piccola croce a forma di colomba, anche se non la indosserete vi chiedo di tenerla come memoria di questi giorni straordinari. Quello che mi sta più a cuore quel "Dio vi benedica!" che riassume le parole della benedizione sacerdotale di Aronne che abbiamo ascoltato questa mattina, la stessa benedizione pronunziata da frate Francesco all'amico frate Leone dopo l'esperienza delle stigmate. Non l'ho scritto ma credo voi lo sappiate che vi voglio bene!".
È tempo di saluti, perché sei di noi partiranno all'alba, torneranno in aereo. La stanchezza prende il sopravvento ma tutti sentiamo di avere energie rinnovate per affrontare il nostro futuro.
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