mercoledì 2 gennaio 2013

Partiamo per ricominciare

Alle 5.20 Marika e Ilenia, Marianna e Filippo, Matteo C. e Eleonora prendono un taxi e si recano all'aeroporto di Fiumicino dove prenderanno l'aereo per tornare a casa. Carlo e Marco accompagnano il gruppo e tornano a dormire. Dopo la colazione, inizia il rituale della ricomposizione dei bagagli. Iniziamo inoltre a sistemare gli ambienti in modo da consegnarli a don Giovanni il più in ordine possibile. Don Roberto intanto si reca in chiesa perché alle 8.30 c'è la Messa con la comunità dei frati. Alle 9 inizia l'ultima preghiera che conclude il nostro pellegrinaggio di fiducia a Roma. È anche il momento dei saluti e dei ringraziamenti, ogni nazionalità (sono ben 7 quelle ospitate nella parrocchia di San Martino ai monti) elabora il proprio saluto. Gli applausi si susseguono ininterrottamente, palpabile il clima di festa e di gratitudine. Il parroco, padre Adriano, ci ringrazia per la testimonianza di fede che abbiamo portato e ci dice che saremo sempre i benvenuti. Ci organizziamo per la foto finale, anche se non riusciamo a radunare tutto il numeroso gruppo.
Torniamo al COR per gli ultimi interventi di pulizia e per recuperare i nostri bagagli. Don Roberto e Marco vanno a prendere i nostri automezzi e li portano di fronte alla chiesa dei Santi Gioacchino e Anna dove abbiamo raccolto le nostre valige. Salutiamo don Giovanni al quale abbiamo regalato un calendarietto della comunità di Taizè e una bottiglia di grappa che don Roberto ha portato con sé come dono, lasciamo la via Cavour e ci rechiamo alla basilica di San Sebastiano.
Come ultimo atto del nostro pellegrinaggio, andiamo a visitare le catacombe. Appena arrivati, iniziamo la visita. Anche se per alcuni di noi non è una novità, ha sempre il fascino di farci intuire la grandezza della storia della chiesa alla quale apparteniamo. La fede dei martiri è il definitivo invito a tornare alla nostra quotidianità con il desiderio che la nostra opzione per la fede nel Dio di Gesù Cristo sia evidenza e testimonianza. Preghiamo davanti alla tomba del Santo, riscoprendo il valore delle reliquie e chiedendo al Signore che il Suo Volto risplenda sul nostro volto.
Segno che tutto questo si sta già avverando è custodito anche in una delle prime riflessioni che Marco decide di condividere, consegnandola a don Roberto:
"In questo pellegrinaggio ho scoperto due punti fondamentali della fede Cristiana, oltre che della mia fede: la prima è l'importanza della dimensione di Chiesa, del collaborare tra cristiani, dell'essere disponibili e generosi nella preghiera, nel sentirsi parte reale di quella Chiesa che Gesù stesso ha voluto. Il sostegno dei fratelli è fondamentale affinché ognuno di noi non si perda nel suo cammino di fede! Non siamo mai soli!
Il secondo aspetto è l'umanità di Gesù! Forse a volte non ci rendiamo conto di quanto ci debba dare forza il fatto che Dio si sia messo in gioco incarnandosi e vivendo una vita umana per dimostrare ad ognuno di noi che ce la possiamo fare! Ed è proprio la celebrazione del Natale che ci ricorda quanto sia nato fragile ed indifeso proprio come ognuno di noi. Ha affrontato fallimenti, la paura, ha pregato anche lui Dio affinché gli desse la forza di restare nella fede, di Fidarsi di Lui! È proprio questo che dobbiamo fare: fidarci di Dio anche quando non si comprende realmente quale sia il progetto che ha in mente per noi. Solo così potremo irradiare il mondo della Luce di Dio, proprio la stessa luce che Gesù, suo figlio, ha saputo mantenere accesa nella sua vita mortale basandosi sulla Fiducia in Dio Padre e nella comunione con i fratelli. Senza di noi, oggi, quella stessa luce sarebbe spenta! Il nostro compito è vivere con uno sguardo di profonda fiducia in Dio!"
A tutti voi che ci avete accompagnato, soprattutto che avete pregato per noi e con noi, giunga la nostra sincera gratitudine di amicizia.

Il Signore vi benedica e vi custodisca, faccia brillare il suo volto sul vostro volto. Il Signore rivolga su di voi il suo sguardo e vi doni la sua pace.

martedì 1 gennaio 2013

Una speranza rinnovata

Questa mattina alla colazione si arriva alla spicciolata. I tempi di reazione, infatti, sono condizionati dalle poche ore di sonno e dalla fatica che si sta accumulando. Quando ci siamo tutti portiamo il regalo a Paolo, che in realtà però è uno scherzo. Per il dono, quello vero, dovrà aspettare fino a sera. Qualche considerazione ancora sulla "segheria" di Luca e dei transilvani (ma in realtà sono proprio loro?). Prima di uscire per andare in Chiesa, don Roberto ci chiede di vivere un momento di riflessione: 
"In questi giorni - dice - siamo stati invitati più volte ad aprirci all'incontro con il Signre Gesù. Credo siano tre i modi che ci sono stati indicati: il primo è la preghiera. La preghiera è l'unica strada per l'incontro con il volto di Dio, noi preghiamo perché Gesù pregava. Diffidate di coloro che non credono nella forza della preghiera, tenete tra ciò che avete di più caro il Vangelo, tenetelo nello zaino o nella borsa quando andate in università o al lavoro, apritelo e leggetelo senza la preoccupazione di comprendere tutto ma ricordando che la parola di Gesù è creativa, l'unica capace di rinnovare e ricreare il cuore. Un secondo modo per accogliere Gesù è quello di scorgerlo nella vita dei poveri. I poveri ci danno fastidio. Noi non possiamo cambiare la storia dei poveri del mondo, ma possiamo scegliere la via della condivisione, prestando le nostre cose, mettendole in comune. Viviamo in modo più essenziale, cercando di dare valore a quello che già abbiamo, possiamo fare la scelta di un tempo dedicato a chi ha bisogno, rinnovare l'impegno di vivere in modo più autentico il nostro essere educatori, troviamo una forma di fedeltà quotidiana al servizio verso chi è più bisognoso. In terzo luogo, diventate amici di un santo. La liturgia ci dice che i santi sono amici e modelli di vita. Leggiamo i loro scritti, conosciamo la loro storia, visitiamo luoghi che hanno vissuto, le loro tombe. La loro intercessione ci aiuterà a rinnovare la nostra adesione al Dio di Gesù Cristo. Infine, scrivete le esperienze che fate, raccontatele innanzitutto a voi stessi, nella consapevolezza che si impara dalle esperienze solo quando diventano parte del nostro bagaglio di vita".
Ci prepariamo poi per la celebrazione dell'Eucaristia, anche perché ci siamo presi l'impegno di animarla con il canto. Il parroco don Adriano, durante l'omelia, non si stanca di esortarci a custodire la giovinezza della fede e ritorna a sottolineare il bel momento condiviso insieme della festa del capodanno. Alcuni di noi hanno l'opportunità di visitare lo scavo sotto la chiesa, testimonianza della fondazione romana della stessa e straordinaria consegna di una storia che in questa città parla in ogni dove.
Normalmente il pranzo del primo dell'anno è offerto dalla famiglia o dalla parrocchia che accoglie ma, per un malinteso, noi siamo senza nessuno che ci ospiti. Così ci organizziamo e, previ accordi, viviamo il pranzo del primo giorno dell'anno nel ristorante "Lo scoglio di Frisio", un locale a pochi metri da Santa Maria Maggiore caratterizzato dall'essere una riproduzione di un anfratto marino, con tanto di bancone da bar allestito su una vera imbarcazione. Passiamo un'ora e mezza tranquilla e, soprattutto, gustosa: maccheroni all'amatriciana e alla carbonara, come anche alla provola affumicata accompagnate da un buon vino bianco e da un altrettanto pregevole vino rosso; come secondo arista al ginepro, manzo alla pizzaiola e scaloppine al limone con contorno di patate e verdure; tiramisù e caffè. Era da giorni che aspettavamo di mangiare seduti a tavola, usando posate e bicchieri!
Decidiamo di non partecipare all'incontro pensato per gli italiani, di per sè è l'unico appuntamento che non prendiamo in considerazione, anche perché l'esperienza di alcuni anni passati ci scoraggia. Prendiamo allora il pullman e ci rechiamo a San Lorenzo fuori le mura, basilica che custodisce il corpo del diacono e martire Lorenzo. Questa chiesa è stata semi-distrutta dai bombardamenti del 1943. L'interno di essa, tuttavia, è stato restaurato in modo pregevole, così possiamo ammirare l'altare della confessione, il presbiterio della basilica pelagiana con il grande arco trionfale e poi l'affascinante cripta, luogo dove è sepolto il beato Pio IX. S'è fatto tardi. Prendiamo il tram e riproviamo l'ingresso in San Pietro. Continua il bagno di folla che ha caratterizzato questi giorni. Così, arrivati al colonnato, ci rendiamo conto che la coda all'ingresso sarà almeno di 70 metri. Potremmo imbucarci, dando adito alla più classica delle critiche nei confronti del nostro comportamento da italiani, ma decidiamo di metterci diligentemente in fila. Consueto iter di passaggio al metal detector, che per alcuni diventa deposito delle posate usate per cibo, e finalmente entriamo. Lo stupore si dipinge sul volto di molti. Don Roberto si improvvisa guida indicando qualche essenziale descrizione della basilica. Passiamo davanti all'insuperabile statua della Pietà di Michelangelo, ci fermiamo in preghiera davanti alla tomba di Giovanni Paolo II, facciamo nostre le intenzioni maturate in questi giorni, in particolare a proposito di famiglie che vivono grandi esperienze di sofferenza. Ma c'è anche il tempo per la preghiera personale. Sempre interessante è vedere come ogni altra chiesa cattolica abbia una grandezza e una lunghezza inferiore di questa. Questo vale anche per il nostro straordinario Duomo.
Ci avviciniamo all'altare ma abbiamo appena l'opportunità di uno sguardo che subito viene annunciata la chiusura della chiesa e siamo invitati a uscire ma anche questo uscire lentamente non ci impedisce di ammirare quest'opera straordinaria, frutto del lavoro lungo 120 anni, testimonianza meravigliosa di come la fede diventi arte e cultura per credenti e non credenti.
È una vera e propria corsa quella che facciamo per raggiungere la metropolitana per raggiungere San Giovanni per l'ultima preghiera di questo nostro pellegrinaggio. Nella basilica questa sera c'è frere Alois e raccogliamo il suo messaggio e augurio finale: "Tu ci benedici, Tu che nascondi il nostro passato nel cuore di Cristo e ti curi del nostro futuro. 
Come possiamo costruire un progetto di vita nell'incertezza della società di oggi?
È necessaria una forza interiore per guardare l'avvenire con gioia che deriva dalla fiducia in Dio. Gesù ha posto la sua fiducia totalmente in Dio, sia nella gioia sia nei fallimenti. Un Amore divenuto visibile nella sua pienezza con la sua stessa vita vissuta in semplicità. Prendiamo in mano il nostro futuro nonostante le difficoltà". "Ravviva il dono di Dio che è in te". Il desiderio sarebbe di tornare a pregare intorno alla croce, ma sono troppi i giovani in fila per vivere questo momento. Alcuni scelgono allora di recarsi dal Priore, per ricevere la sua benedizione, le parole di un uomo di speranza sono incoraggiamento a guardare con speranza il futuro.
Ci allontaniamo dalla cattedrale di Roma con un pizzico di nostalgia. Riprendiamo la strada verso casa con l'intenzione di fermarci in una pizzeria ma troviamo ogni locale impossibilitato ad accoglierci. La pizzeria "Tettarello" ci offre la possibilità di avere le pizze da asporto e, sorprendentemente, ci regala uno sconto inaspettato. Paolo rimedia le bibite e le offre come gratitudine e amicizia in occasione del suo compleanno. Invitiamo alla nostra cena anche Andrei (per i boschi!), un giovane rumeno che è stato con noi in queste giornate. Finalmente è il dono per Paolo. In realtà è un doppio dono: un libro scientifico sulle birre e un biglietto per una partita di basket Varese contro tutti!
Dobbiamo iniziare a pensare ai preparativi per il ritorno, ma don Roberto chiede un ultimo breve momento da vivere in chiesa. È un rito che si rinnova ma che questa sera è accompagnato dalle sue parole un po' commosse.
"Vorrei dirvi grazie per questi giorni, perché vi siete fidati e perché avete pregato intensamente, non dovendovi mai richiamare all'attenzione o al silenzio. Sono partito con un po' di fatica a motivo della stanchezza e del raffreddore ma anche perché, in questi giorni, avrei voluto essere da un'altra parte. Ma non è stato certo un ripiego, questo, ma l'occasione per riconfermare che siete giovani capaci di cercare Dio. In modo particolare mi ha colpito come avete pregato alla Scala Santa, al di là di qualsiasi strada farete quello è stato un momento di verità e nessuno, neppure voi stessi, lo potrà alterare. Ho scelto di scrivere a ciascuno un pensiero che accompagna una riflessione di frere Alois e consegno anche una piccola croce a forma di colomba, anche se non la indosserete vi chiedo di tenerla come memoria di questi giorni straordinari. Quello che mi sta più a cuore quel "Dio vi benedica!" che riassume le parole della benedizione sacerdotale di Aronne che abbiamo ascoltato questa mattina, la stessa benedizione pronunziata da frate Francesco all'amico frate Leone dopo l'esperienza delle stigmate. Non l'ho scritto ma credo voi lo sappiate che vi voglio bene!".
È tempo di saluti, perché sei di noi partiranno all'alba, torneranno in aereo. La stanchezza prende il sopravvento ma tutti sentiamo di avere energie rinnovate per affrontare il nostro futuro.

Danza la vita

"Chi ha lasciato in giro le mutande in bagno? Ma che schifo il bagno dei maschi!".
La giornata inizia con questi "dolci" rimproveri da parte delle ragazze. Si sa, la convivenza va di moda ma rimane sempre un'esperienza alquanto impegnativa. Così inizia il nostro ultimo giorno dell'anno. Dopo la preghiera, viviamo il momento della condivisione a partire dalle domande riportate sul libretto guida dell'incontro. Dovete sapere che questo scambio tra giovani provenienti da diverse nazioni è una consuetudine durante il Pellegrinaggio di fiducia. Quest'anno purtroppo, invece, quello di questa mattina rimane l'unico momento. Il tema del confronto è la preghiera. Ci viene chiesto di rispondere se preghiamo, come preghiamo, dove preghiamo e se normalmente troviamo tempi di silenzio e di meditazione nel nostro quotidiano. Inoltre, a partire dalle parole che frere Alois ci ha consegnato all'inizio di questo percorso, siamo invitati a verificare anche quale sia il nostro punto di appoggio nell'affrontare le esperienze di ogni giorno. Siamo divisi in diversi gruppi e, alla fine del confronto, ci rendiamo conto ancora una volta di come questo scambio possa essere davvero arricchente nonostante, talora, si debba tradurre dall'italiano all'inglese, dall'inglese al polacco o viceversa.
Al termine dell'incontro ci dividiamo per gruppi di nazionalità. Oltre a noi ci sono ragazzi di Verona, Cremona e Treviso. Dobbiamo decidere come animare la festa dei popoli, il tempo che immediatamente segue il brindisi della mezzanotte e l'inizio dell'anno nuovo. Prevale la scelta di proporre dei bans ("Teic the jeans" e l'intramontabile "Pacì"). I trevisani propongono una serie di sketch che mettono in luce il comportamento poco europeo degli italiani. A noi non pare un'idea geniale ma, si sa, siamo in democrazia: non va di moda o forse perché è troppo difficile! In realtà c'è anche una terza proposta: uno che si definisce veronese-lecchese nello stesso tempo, propone un canto corale ("Volare") interpretato da personaggi che rimandino alla nostra cultura italiana. Ma secondo voi è proprio così semplice proporre personaggi come Leonardo, Dante Alighieri in 10 minuti? Proviamo a ipotizzare costumi con calzamaglie e barbe finte, improvvisiamo anche una Gioconda; fortunatamente il tempo finisce e nonostante il dispiacere del nostro amico, l'idea viene cassata.
È tempo di raggiungere il "ristorante" Circo Massimo: oggi il menù prevede delle sostanziose lasagne alle verdure. Consumiamo il nostro cibo mentre intorno a noi ci sono danze e il vociare di tante lingue diverse. Ogni tanto risuona una parola che ormai è diventata per chi frequenta questo tipo di incontri un must: rubbish. La preghiera delle 14 è in San Giovanni in Laterano. Ci avviamo a piedi, ormai dominiamo la città. Saliamo sul Celio e riprendiamo la strada per Santo Stefano Rotondo. L'immancabile sosta bagno è complicata dall'affluenza di moltissimi pellegrini. Ormai i servizi costano l'equivalente di un caffè ed alcuni vengono presi a male parole. C'è chi poi riesce a sfruttare i servizi igienici degli uffici dell'ospedale. Quando entriamo in Basilica, veniamo dirottati in una delle navate laterali. Seguiamo con attenzione i canti e le parole che ci vengono proposti. Davanti a noi alcune giovani suore polacche, guardiamo con gioia la presenza di tante giovani consacrate. Al termine della preghiera, don Roberto propone di percorrere la Scala Santa. Ci introduce brevemente al suo significato e alla storia che la caratterizza. Ognuno è libero di scegliere se percorrere, come tradizione, la scala in ginocchio o se invece salire i gradini posti ad entrambi i lati. Quando il gruppetto si compone e si è all'inizio dello spazio sacro, il nostro don inizia la preghiera del santo Rosario. Ciò che accade è per ciascuno singolare. Ecco le parole di Marco:
"Penso il più bel Rosario della mia vita vissuto in comunione con gli altri pellegrini sestesi e non...un Rosario recitato in ginocchio, guidato da Don Roberto e vissuto in ginocchio, salendo la scala Santa. Una forte sensazione di comunione fraterna nella qualche ho superato il male alle ginocchia, la distrazione solo grazie alle voci degli altri amici che recitavano il Rosario. Ero tra i primi a salire e sono stato tra i primi a terminare la salita...ma dopo un breve momento di distrazione sono stato richiamato dal dolce suono dell'ave Maria. E così tutti abbiamo accompagnato gli ultimi sforzi degli amici ancora in ginocchio ed abbiamo terminato tutti insieme. La forza di questo momento è stato il comprendere quanto la vicinanza di amici che pregano per te e con te sia fondamentale per andare avanti nelle fatiche quotidiane, nei momenti di reale difficoltà. Non si prega mai per niente, anche quando si ha la totale certezza di non essere ascoltati. Non si è mai soli! Mai! Abbiamo bisogno gli uni degli altri! Ed è proprio grazie a questa comunione che possiamo essere in grado di essere reali testimoni di Cristo! Sale della terra e luce del mondo!"
Poiché la sera della preghiera col Papa non abbiamo potuto vedere la basilica di San Pietro, decidiamo di dirigerci verso la Città del Vaticano. Paolo e don Roberto iniziano la "caccia al doccino" che abbiamo rotto nei giorni scorsi. Dopo vari tentativi trovano una ferramenta aperta, forse l'unica: sono le 17 del 31 dicembre. Soddisfatti per l'impresa, cercano di raggiungerci invano! Non abbiamo fatto i conti con la solenne Messa di ringraziamento presieduta dal Papa e il canto del Te Deum: San Pietro è off-limits. Riprendiamo la metropolitana. Arriviamo in stazione Termini e acquistiamo il dono per Paolo, domani compirà 28 anni. Raggiungiamo Santa Maria Maggiore. Consumiamo una cena frugale sulla piazza antistante l'ingresso della basilica. Poiché siamo tra i primi, questa sera ci sediamo vicino al luogo dove pregano anche i frere. Raccogliamo l'invito in questo momento a "Mantenere fisso lo sguardo su Gesù. Bisogna pazientare e mantenere lo spazio alla disponibilità per Dio che fa buona ogni cosa".
Torniamo in Via del Monte Polacco 5, abbiamo circa due ore per fare la doccia e prepararci per la serata. Alle ore 23 inizia la veglia di preghiera per chiedere il dono della pace e della comunione. I carmelitani scelgono di vivere questo momento in adorazione dell'Eucaristia. Don Roberto presiede la celebrazione. Per ciascuno è l'occasione per ringraziare del benefici ricevuti durante l'anno. Al termine della celebrazione, don Roberto offre a tutti la benedizione e dopo pochi minuti ci troviamo il sagrato della chiesa a scandire gli ultimi secondi che ci introducono nel 2013. Inizia la festa, baci e abbracci e il cielo di Roma si riempie di colori. La festa dei popoli è stata organizzata nel cortile dell'Oratorio. Veniamo accolti dalla musica e da una tavolata con pandoro e panettone. Non mancano le bottiglie di spumante che vengono distribuite ad alcuni giovani, tra questi Matteo, Marco, Carlo e Paolo. È il momento del brindisi: tutti attendono di alzare il bicchiere e di intonare il primo brindisi dell'anno ma accade l'imponderabile. Una pioggia di vino inonda tutto il cortile e la gran parte dei giovani convenuti. Il volto di fra Adriano (per gli amici Frattack), responsabile dell'accoglienza, si vela di incredulità e disappunto. Iniziano le danze sulle note di famosi motivi in lingua italiana. Ma è la volta degli scatenati frati sudamericani che danno vita a una danza della loro terra. Tocca agli italiani, Silvia e Matteo al centro del cerchio indicano tutte le movenze del ban "Teic the jeans". La danza ha successo, come sempre del resto, unico inconveniente lo squarcio nei calzoni di Matteo. Seguono i sempre "coinvolgenti" balletti dell'est europeo ma il vertice della festa coincide con il coinvolgimento dei religiosi e così l'algido Frattack è il capofila della danza del pinguino; giovani suore polacche, appena uscite da un corso di house music, Carlo e Matteo trasformano due sorelle in autentiche danzatrici di tango. Altre suore improvvisano passi che alludono persino a Michael Jackson. E per finire, padre "Ewoch" si getta nella mischia e si mette a pogare. È impossibile descrivere le facce di don Roberto mentre riprende le consorelle che sembra abbiano atteso questo momento da un anno intero. Anche i nostri amici transilvani si improvvisano scatenati ballerini, in particolare uno di loro che si è vestito come se andasse a una festa di gala. Fra Adriano non vede l'ora che arrivino le 2, forse anche lui ha paura che si rompa un incantesimo o che la festa gli scappi di mano. Lasciamo il cortile solo dopo le foto di rito e un fantastico Pací. Torniamo ai nostri alloggi. Qualche indicazione per la giornata del 1 gennaio e la preghiera per ringraziare per un'altra splendida giornata. Ah, non ci siamo dimenticati, è il compleanno di Paolo e mentre le ragazze e il don sono nelle loro stanze, i maschi continuano i festeggiamenti.

domenica 30 dicembre 2012

Un bagno di folla

Al risveglio ci si racconta le "avventure" della notte tra materassini che si sgonfiano e concerti dalle note cupe; c'è chi dorme poco e c'è chi al risveglio resiste alle cinghiate... La colazione è varia ed abbondante; ci prendiamo dei tempi tranquilli, l'incontro in Parrocchia è alle 10.00, è domenica e c'è la Messa. Celebra padre Nino, don Roberto è tra i concelebranti. Una piccola orchestra accompagna i canti e una decina di noi arricchisce il coro. Il celebrante racconta un breve racconto, per un attimo ci sembra di essere alla Messa delle 10.30 in Abbazia. Terminata la celebrazione ci incamminiamo verso il Circo Massimo. Tappa con foto al Colosseo e sguardo stupito all'imponente Arco di Costantino. Oggi la fila per il cibo è più ordinata. Il menù prevede melanzane alla parmigiana, salame, tarallucci, plumcake, mandarini e acqua. Introduciamo il pasto con una preghiera in canto che attira l'attenzione di pellegrini di altri paesi. Il momento del pasto nella sua essenzialità si carica di simpatia e la condivisione ci appare una condizione così naturale: ci appare incomprensibile la fatica che invece si vive nella quotidianità dei nostri vissuti.
La preghiera delle 14.00 è a Santa Maria Sopra Minerva, zona Pantheon. Ci dirigiamo verso la Basilica passando davanti a Santa Maria in Cosmedin, senza che nessun temerario sfidi la legge della "Bocca della Verità"; passiamo accanto alle vestigia del Teatro Marcello e poi seguiamo la massa dei pellegrini. Arriviamo alla Chiesa che si rivela nel suo splendore. Durante la preghiera uno dei frére ci invita ad aprire il Vangelo, ad aprirci ai testimoni della fede e ai poveri: in questo modo accogliamo Gesù.
Iniziamo il nostro peregrinare e ci dirigiamo verso Piazza Navona. Siamo accolti da una folla che si divide tra bancarelle, spettacoli di artisti di strada e bar. I più colti cercano di abbinare le statue ai quattro fiumi della celebre fontana del Bernini. Entriamo in Santa Maria in Agone, una bellissima chiesa a croce greca che si affaccia su quello che anticamente era il circo di Domiziano.
Proseguiamo il nostro itinerario e incrociamo un deserto Palazzo Madama presidiato da un solo Carabiniere. Entriamo in San Luigi dei Francesi dove nella cappella Contarelli si trovano tre opere del Caravaggio, oltre a San Matteo e l'Angelo e il martirio di San Matteo la famosissima tela della vocazione del Santo Evangelista.
Arriviamo così di fronte al Pantheon, antico tempio dedicato alle divinità dell'Olimpo dal VII secolo trasformata in Basilica Cristiana con il titolo di Santa Maria ad Martyres. Dopo una sosta bagno, momento essenziale ma anche lungo, lungo, lungo... ci dirigiamo poi verso la Fontana di Trevi: un bagno di folla e la confusione ci fanno persino temere di estrarre dagli zaini le macchine fotografiche o di usare i telefoni per le classiche foto. Dopo una breve sosta ci incamminiamo verso la stazione metro di piazza Barberini. Sembra proprio che tutti si siano dati appuntamento qui. Passano diversi treni carichi di persone. Non riusciamo a salire. Ad un certo punto l'aprirsi delle porte ci consente di incontrare, incredibile ma vero, due ragazze diciottenni di Sesto venute a passare il capodanno a Roma. L'impressione è che ci sia tanto imbarazzo, gli sguardi sfuggono: ci si incontra senza appuntamento in una città come Roma e non c'è spazio per lo stupore e la gioia. Don Roberto sicuramente starà pensando a tutti coloro che non è riuscito ad avvicinare, a tutti quelli che non ha saputo orientare a Gesù, a tutti quelli che riempiranno queste ore di emozioni "indimenticabili", tanto quanto la rugiada di un mattino di primavera. Intanto i convogli passano e noi non riusciamo a salire per andare a San Paolo Fuori Le Mura. Decidiamo di dividerci, e così finalmente riusciamo a salire.
La Basilica intitolato al Grande Apostolo ci affascina con la sua imponenza. Chi tra noi non l'ha mai vista è visibilmente stupito. Don Roberto, Marco e Marika fanno una breve sosta al bookshop organizzato nel portico della Basilica.
All'interno stranamente non si crea il clima di preghiera vissuto in tante altre occasioni. La preghiera è disturbata dal vociare che ci circonda. Nonostante tutto qualcuno riesce ad entrare in profondità e in ascolto. L'assemblea si scioglie quando frere Alois annuncia che il prossimo Pellegrinaggio di Fiducia sulla Terra sarà a Strasburgo.
Alcuni decidono di andare a pregare sulla croce, rito che si ripete ogni sera al termine della preghiera. La croce é il segno inequivocabile dell'amore di Dio per noi, questo gesto di consegna al Signore della vita di tutte le fatiche, preoccupazioni, intercessioni che albergano nel nostri cuore ha il sapore della fiducia, della condivisione, della ricerca. Fiducia in Dio che ascolta e guarisce. Ricerca di un volto di Dio che sia visibile nelle persone che vivono con me. Condivisione della mia vita con chi oggi vive la croce di Cristo.
C'è tempo per una foto davanti alla statua di San Paolo. Marco prepara tutto con meticolosa precisione per fare una foto con l'autoscatto. Stiamo cercando di cogliere l'attimo giusto per lo scatto in mezzo al passaggio di decine di ragazzi, quando una giovane donna moldava, un po' invadente, inizia a tempestare di domande il nostro fotografo. Ne esce un siparietto che riaccende una serata che si è fatta freddina.
Nei nostri zaini ci sono veramente poche risorse. Don Roberto propone di prendere delle pizze da consumare in casa. Salsiccia, verdure, speck e zona, salame piccante, prosciutto e funghi ci introducono all'ultimo atto della giornata. La preghiera è protagonista di queste giornate: preghiamo ricordando l'origine della nostra fede nelle nostre comunità ed esperienze, ringraziamo per chi oggi è per noi segno chiaro della fede nel Dio di Gesù Cristo, ringraziamo e chiediamo perdono. La benedizione del Signore è la nostra "Buona Notte"!

sabato 29 dicembre 2012

Piccole luci per quanti ci circondano

La notte ristoratrice ci consegna un nuovo giorno. Colazione comunitaria con the, latte, caffè, biscotti e panettone. L'appuntamento è alle ore 9 per la preghiera, preceduta dalla Messa. Diciamo che abbiamo vissuto momenti di preghiera più curati e che, nonostante non siamo poliglotti, sappiamo distinguere una buona traduzione da una approssimativa. Ci viene proposto un pellegrinaggio sulle orme del beato Angelo Paoli, un carmelitano di origini toscane beatificato lo scorso anno e che è chiamato da sempre "padre dei poveri". Le sue spoglie mortali sono custodite proprio nella chiesa di San Martino perché presso la chiesa c'è il convento dove il beato è stato per 30 anni maestro dei novizi. Tuttavia coniugò questo prezioso incarico con un'instancabile opera di accoglienza dei poveri. Il pellegrinaggio, guidato da un sacerdote, ci porta a visitare l'ospedale di San Giovanni dove il beato Paoli ha servito i malati confortandoli con la testimonianza di un amore per l'Eucaristia e per il mistero della croce. L'itinerario si conclude al Colosseo che purtroppo non possiamo visitare.
 Ci dirigiamo allora verso il Circo Massimo, dove viene distribuito il cibo. Nonostante molti di noi abbiano esperienza di diversi incontri, la visione di centinaia di giovani in fila per il "pranzo" è impressionante. Dopo un iniziale scoramento ci mettiamo diligentemente in coda. Veniamo mossi dalla folla e giungiamo ai bancali della distribuzione. Menù: cannelloni ricotta e spinaci "caldi", panino, formaggino, yogurt, frutta, biscotti grisbì e bottiglietta d'acqua. Consumiamo i cannelloni sedendoci nel centro del grande spazio, una volta teatro di giochi e spettacoli. Mentre abbandoniamo la nostra sala da pranzo assistiamo a una scena raccapricciante: un giovane che con aria tra lo sorpreso e lo schifato prende i cannelloni e li mette nel panino. Viva l'Italia e il suo cibo!
Saliamo sull'Aventino per visitare Santa Sabina, la fatica si fa sentire e il passo è alquanto stanco. Cerchiamo dunque un bar per i consueti bisogni fisiologici e per un buon caffè. Decidiamo di prendere la metropolitana che ci porterà nei pressi della Città del Vaticano. Alle 18 infatti ci sarà la preghiera con Papa Benedetto. L'arrivare per tempo ci garantisce la possibilità di stare seduti e in una posizione che ci permette di seguire bene la celebrazione. Abbiamo anche il tempo di visitare il magnifico presepe, dono della regione Basilicata. Alle 18 puntuale arriva il Santo Padre. Il giro della piazza è simile a quello percorso per le udienze del mercoledì. Il canto introduce la preghiera. L'ascolto della parola, la preghiera d'intercessione, il silenzio introducono proprio le parole del Papa e di frere Alois. Intanto la piazza si costella delle luci dei flambeaux, come sapete strumenti scenosi ma anche pericolosi. Così quando Chiara decide di iniziare un rogo rischia di abbruciare lo sventurato pellegrino davanti, il quale evidentemente già pronto al martirio, non si scompone minimamente. Tutto questo mentre alle nostre spalle una "gentile" signora cambia tutte le parole dei canti, inducendoci all'inevitabile sorriso. Il pellegrino greco al nostro fianco, ogni 15 minuti circa si alza sulla sedia e fa una panoramica di tutta la piazza.
Il giungere dell'imbrunire porta con sé anche una brezza gelida, così le quasi 4 ore fermi non ci fanno apprezzare i 10 gradi che alle ore 19.30 caratterizzano il clima in questo fine dicembre romano. L'unico modo per scaldarci è trovare un posto dove consumare qualcosa di caldo al caldo. Finiamo nel più classico dei posti: il ristorante alla stazione Termini. Ognuno sceglie il suo menù e ridendo e scherzando è ora di tornare a casa. I frati ci chiedono di ospitare un nuovo amico che andrà ad arricchire la "stalla" dei ragazzi. Ci raduniamo per un breve momento di preghiera, ringraziamento per l'intensa giornata e richiesta di perdono per quelle relazioni poco custodite e per l'uso non corretto di linguaggi e cose. Alcuni avvisi per l'indomani e la proposta di vivere il pranzo di capodanno in un locale vicino a Santa Maria Maggiore.
I maschi attrezzano la doccia esterna che diventa un gioco per tutti. Nel frattempo, l'unica doccia della casa ha un guasto e solo l'intervento di Marco Mc Gyver ci consente di tamponare la situazione. In ordine sparso ci si sdraia sugli essenziali giacigli e ci si appresta ad affrontare una nuova notte. Nonostante la fatica anche questa sera la percezione più chiara è che ci è stata donata un'altra giornata da ricordare.

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