mercoledì 11 dicembre 2019

IL MUSICAL DI PINOCCHIO: UN PRIMO FRUTTO DI ORATORIO 2020

Novembre 2018: durante la  prima riunione per “Oratorio 2020” abbiamo pensato a come poter ripopolare il nostro oratorio ed è nata l’idea di fare teatro!
Io e Pietro ci siamo presi la responsabilità di portare avanti qualcosa di nuovo e originale, che avrebbe potuto essere motivo di svago e di divertimento per i nostri ragazzi.
Le prove sono iniziate quasi subito, molti  infatti avevano accettato con entusiasmo di fare questa esperienza.
Per i primi mesi avevamo dato l’appuntamento solo una domenica ogni due settimane,  ma dopo poco tempo abbiamo dovuto intensificare gli appuntamenti.
Anche durante l’estate abbiamo lavorato parecchio, ma è a partire da settembre  che i ritmi sono decisamente aumentati, con 3 prove alla settimana ed enormi passi avanti! La macchina da lavoro era ormai collaudata:  chi preparava le scenografie, chi i vestiti, i ragazzi che provavano, le bambine che si impegnavano nelle coreografie... insomma non pensavamo che tutto questo potesse trasformarsi in un vero e proprio musical e invece eccoci qui!
Le cose da pensare e seguire erano tante ma i ragazzi mi davano l’energia giusta, la mia passione per la danza e per il musical mi hanno portata a fare quello che alcuni di voi hanno visto venerdì!
Ho capito che con grande impegno e passione puoi ottenere tanto!
Questa magnifica esperienza ha fatto crescere tutti, ci ha fatto capire cosa vuol dire avere delle responsabilità, fare sacrifici, cosa significhi metterci impegno ed essere sempre leali: l’oratorio è questo!
Volevo dire un grazie enorme a tutti quelli che hanno partecipato alla realizzazione di questo musical: siete stati tutti dei tasselli indispensabili!
Vi aspettiamo tutti alla replica a Marzo 2020.
Grazie!

Sara Bombelli

mercoledì 16 ottobre 2019

L’IMPORTANZA DEL PADRINO E DELLA MADRINA

In occasione della Cresima dei nostri ragazzi (quest’anno ce ne sono 140 tra prima e seconda media in virtù dei nuovi percorsi d’iniziazione cristiana) è stato fatto un incontro esclusivamente per i padrini e le madrine. 
Relatore d’eccezione don Corrado dei Padri di Nazareth che con la sua simpatia e capacità di intrattenere l’assemblea ha ricordato e spiegato quello che deve essere il ruolo del padrino e della madrina.
L’incontro è iniziato pregando il bellissimo Salmo 121 e dopo la lettura, chi voleva ripeteva un versetto che lo aveva particolarmente colpito o che non aveva capito. Questo ha fatto si che si creasse un clima familiare e raccolto, nonostante la sala fosse gremita di gente.
Il salmo 121 ripete spesso la parola “custode” e  ricorda ai fedeli che Dio li protegge e li guida per le strade difficili. Anche il padrino e la madrina guidano e custodiscono il cresimato. Lo guidano e lo sostengono, al fianco dei genitori, nell'educazione alla vita cristiana. Come? Semplicemente con la loro testimonianza di vita e di fede attraverso  la quale i cresimati si potranno rapportare per avere un sostegno spirituale. 
Oggi si è un po’ perso il significato di questa figura ma quello del padrino e della madrina è un compito importante: essere custodi dei ragazzi loro affidati e guida nei momenti di difficoltà. I nostri ragazzi, nonostante le paure e le fragilità,  sono in grado di capire e di scegliere, non dobbiamo pensare che siano troppo piccoli. Sono in grado di confermare la loro fede e adesione a Cristo. I padrini, al loro fianco, sono una guida preziosa.
Don Corrado ha parlato anche della difficoltà che hanno oggi i ragazzi, ma anche gli adulti, ad andare a messa, specialmente dopo la Cresima e ha lanciato un invito che va bene per tutti, qualunque sia l’età. Ha fatto questo esempio: “Quando vado a una festa non mi prendo tutta la torta, ne mangio una fetta. Così dalla Messa non devo pretendere di portare via tutto, basta anche una piccola parte, quella che ha parlato al mio cuore, che mi ha colpito e me la gusto, me la custodisco dentro”.
Per far questo ci vuole soprattutto una buona capacità di ascolto che va coltivata e testimoniata.
Ringraziamo don Corrado per la serata, per l’incoraggiamento e il sostegno che ha dato ai padrini e alle madrine. Certamente li ha fatti riflettere e li ha resi più consapevoli del compito loro affidato.

Una catechista


domenica 6 ottobre 2019

ESSERE MAMMA DI UN TIPO LOSCO

Perché una mamma dovrebbe incoraggiare queste esperienze per i propri figli? Non è vero che “devono decidere loro”, perché finché si può è giusto invitare a Cammini positivi in un clima sociale sempre più allarmante dove l’emergenza educativa sta assumendo dimensioni davvero preoccupanti.

Finalmente! Finita la cresima! Prima un figlio poi l’altra… ora basta impegni del catechismo, riunioni, gite, messaggi di don Giorgio… siamo liberi!
E invece no, non passa neanche una settimana che i messaggi di don Giorgio ricominciano. In effetti avevamo già sentito parlare di questi TIPI LOSCHI. Si inizia con una pizzata il venerdì sera. Ci mancava pure questa! La sera più bella della settimana, in cui finalmente ci si rilassa in famiglia, ci si mettono i TIPI LOSCHI a scombinarci i piani! Portali giù, vai a prenderli (non tardi è vero, alle 22,  ma a quell’ora potresti già essere in pigiama). Quasi tutti i venerdì… poi Assisi, Roma, la montagna a Natale (già, pure le vacanze di Natale!) la montagna d’estate... Siamo ormai alle scuole medie… le elementari sono davvero volate! Per noi genitori questi sono gli anni più difficili: le prime uscite, le prime richieste di libertà, le prime ribellioni…  E’ proprio vero il detto: “Figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi”, ma lo capisci solo quando ci sei dentro, quando arrivano davvero i problemi dei preadolescenti. Ma guarda caso, nello stesso momento arrivano i TIPI LOSCHI.
Se ci pensiamo bene, i nostri figli in oratorio trovano educatori e sacerdoti pronti ad ascoltarli in modo diverso da come possiamo fare noi genitori. Trovano un gruppo di amici per le prime uscite del venerdì sera: un gruppo di amici che giocano, vanno al bowling, mangiano la pizza e pregano. Proprio così! pregano  e costruiscono qualcosa insieme. Condividono valori, momenti intensi (che a volte, quando hanno voglia, ti raccontano). I nostri figli crescono, ma crescono insieme e imparano, anche divertendosi, qual è il senso vero della Vita!
E’ vero,  a volte è un sacrifico uscire il venerdì sera, è un sacrificio quella spesa in più per la vacanza ma ne vale davvero la pena.  I TIPI LOSCHI certo non fanno miracoli, ma aiutano noi  e i nostri figli in questi anni così difficili… 
Trasmettete ai vostri figli il vostro entusiasmo per questo cammino, accompagnateli agli incontri anche se siete stanchi (magari accordandovi con altre famiglie), incoraggiateli se sono magari svogliati e preferirebbero stare a casa. Aiutateli a non arrendersi in questo percorso che li renderà più forti, più liberi e meno conformisti! Un cammino che li farà crescere certo come cristiani, ma soprattutto come uomini e donne.
In fondo noi genitori non chiediamo altro… che i nostri figli diventino persone autentiche e trovino la felicità: sicuramente questa è la strada migliore per arrivarci!

Chiara Mazzoleni



martedì 3 settembre 2019

SULLE TRACCE DI DON PUGLISI: 18ENNI E GIOVANI A PALERMO


Il nostro gruppo giovani e diciottenni, durante il percorso di quest’anno si è concentrato sulla figura di padre Pino Puglisi, analizzando alcuni capitoli del libro “Ciò che inferno non è” (di A. D’Avenia) e integrandoli con preghiere e riflessioni: l’ultima tappa è stata per noi raggiungere proprio Palermo il 6 agosto, visitando i luoghi che maggiormente la caratterizzano ma soprattutto trascorrendo 3 giorni con i bambini del Centro “Padre Nostro” di Brancaccio, oratorio fondato dallo stesso Puglisi.
Arrivati abbiamo subito visitato lo stupendo Duomo di Monreale con i suoi caratteristici mosaici che ne fanno uno dei più conosciuti e apprezzati al mondo: a catturare subito la nostra attenzione è il mosaico ritraente Cristo Pantocratore, che si trova nell'abside centrale di questo capolavoro medievale, intreccio di cultura bizantina, romanica ed islamica.
Abbiamo poi visitato Piazza Pretoria, collocata in prossimità dei Quattro Canti, intersezione delle due vie principali di Palermo; la magnifica Cattedrale di Palermo, che ospita le spoglie di Beato don Pino, e anche il Palazzo dei Normanni con la sua maestosa Cappella Palatina.
Abbiamo anche colto l’occasione per ascoltare due testimonianze significative, una di un volontario della Caritas di Palermo che ci ha spiegato che servizio offre al territorio e le iniziative organizzate. La seconda invece, c’è stata offerta da una signora, che ci ha riportato alla memoria la storia della lotta contro la mafia di Borsellino (e non solo). Questa testimonianza è avvenuta in un luogo particolare, nell'ex farmacia che un tempo apparteneva alla famiglia Borsellino e che ora è diventata “la casa di Paolo”, un centro aperto a tutti, e in particolare ai più piccoli, in cui si cercherà di far conoscere la figura del magistrato e di tutti coloro che si sono mossi contro la malavita organizzata grazie all'integrazione di diverse attività.
Abbiamo poi trascorso una giornata insieme ai giovani di Ispra e Angera alla Valle dei Templi di Agrigento concludendo insieme il pomeriggio al mare!
La parte più intensa della vacanza però sono stati i tre giorni che abbiamo vissuto a Brancaccio al Centro “Padre Nostro” collocato nella periferia palermitana dove “3P” (come a don Pino piaceva farsi chiamare) trascorse  la sua gioventù (era nato proprio lì infatti) e dove il cardinale Pappalardo gli propose di tornare come parroco, proprio nella chiesa di San Gaetano. Molti sacerdoti chiamati ad operare in quella parte di città così desolata e sotto il rigido controllo dei malavitosi rinunciarono all'incarico: chi intimorito, chi perché non intravedeva un futuro. Nessuno prese mai una posizione; padre Pino invece, pur cosciente della gravità della situazione, accettò e iniziò dai più piccoli, togliendoli dalla strada: in quegli anni la mafia aveva grande controllo e i bambini delle famiglie più povere venivano usati, lasciati nella piena ignoranza, ignoranza verso un’educazione, ignoranza verso relazioni oneste, ignoranza verso l’amore. Conoscevano solo le regole della strada, del più forte che doveva prevalere e che poteva andare a testa alta, e anche del “parrino sbirro”: solo che con don Pino parecchie dinamiche mutarono. Insegnava loro che la vita valeva solo se donata, tentava ogni giorno di toglierli dalla strada, dalle mani della mafia; provò a riparare tutte quelle esistenze segnate dal male, cercò di far capire loro che la vita che finora stavano assaggiando non era vita, ma resti di vite (altrui), carcasse. Don Pino dava a tutti una possibilità concreta: i suoi non rimanevano slogan da dire durante le omelie, il suo operato si manifestava quotidianamente, stando a stretto contatto con le persone messe più emarginate. Era ormai diventato pericoloso perchè si portava i bambini CON lui e non A lui, presentava loro una vita Vera. Aveva capito che per far rifiorire il campo deserto in cui si trovava, doveva partire dai chicchi, che avevano tantissimo da dare, ma che ancora non lo sapevano.
Il Centro in cui abbiamo fatto da animatori è un oratorio che nasce come luogo di accoglienza e di promozione umana: l’obbiettivo primo di don Pino infatti era quello di offrire ai bambini un aiuto concreto, di valorizzarli, dando loro un’istruzione ed educandoli al Vangelo, anche grazie al gioco e ad attività d’integrazione. Abbiamo conosciuto tanti bambini, abbiamo parlato con tanti di loro e la cosa che più mi ha colpito è che ognuno aveva una storia da raccontare e in maniera diversa hanno tutti deciso di farci partecipi: chi con un pallone tra i piedi, chi con un balletto, chi con un buffetto, chi con un sorriso. Anche i più silenziosi, anche i più difficili da controllare che saltavano da una parte all’altra… i ringraziamenti sono arrivati attraverso gesti sinceri a tratti sottilissimi ma che custodivano un Bene enorme.
Rifletto sulla figura di don Pino, su come la Provvidenza, il destino o semplicemente la Fede (sarebbe piuttosto riduttivo chiamarlo “caso”) l’abbiano ricollocato dove tutto è iniziato. E’ riuscito a vedere che c’era qualcosa di più che semplici oggetti in mano alla mafia; vedeva il male che stava logorando tutto ciò che trovava sulla propria strada, lampante ma allo stesso tempo invisibile, e ha capito che per distruggerlo bisognava scardinarlo da dentro, scoprire quello che lo alimentava. La figura di padre Puglisi ci ha anche insegnato a decifrare ciò che durante la nostra quotidianità alimenta l’inferno in cui a volte ci sentiamo, ed è il primo passo per combatterlo, trovare la propria vocazione, prendere coscienza che siamo chiamati ad amare e che si tratta di una responsabilità grande, come grande è il paradiso che possiamo trovare negli altri, con Dio.
Andare a Brancaccio è servito tanto anche a noi che siamo sempre circondati da tanta “comodità”; abbiamo potuto toccare con mano cosa significhi vivere tra la polvere e il disagio. Per scoprire cos’è la felicità si ha bisogno di qualcuno che ci inviti a farlo, perché se nessuno ti dice che esiste, il rischio è non riuscire a coglierla. Noi che abbiamo deciso di fare un’esperienza simile siamo frutto di una serie di attenzioni, conoscenze, esperienze vissute, cadute, parole, opportunità mischiate, anche ad un po’ fortuna: siamo il risultato di tutto ciò, e questo grazie al fatto che siamo nati nel nostro piccolo paese tranquillo e non a Brancaccio. Tutto ciò che ho vissuto, tutte le risorse che mi sono state offerte hanno influenzato il mio operato, il mio essere, come avranno influenzato quello di quei bambini con cui abbiamo avuto a che fare in quei 3 giorni. Siamo stati testimoni di speranza verso un’umanità ferita, abbiamo provato a nostro modo a ricucirne un pezzetto come tanti giovani volontari che abbiamo conosciuto lì, anche loro desiderosi di offrire opportunità a ragazzi che non sono stati così fortunati, ed è questa la cosa che maggiormente mi ha colpito: non eravamo soli, c’erano altri ragazzi di altri oratori, organizzazioni, scout, provenienti da diverse località italiane che avevano il nostro stesso obbiettivo. Proprio a tal proposito don Pino diceva: “Noi vogliamo rimboccarci le maniche e costruire qualche cosa. E se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto.”
Don Pino venne freddato con un colpo di pistola alla nuca il 15 settembre 1993, giorno del suo compleanno dopo soli tre anni di servizio a Brancaccio.

Pietro D’Angelo

Il titolo del libro che ci ha accompagnato quest’anno, scritto da D’Avenia, proviene dalle parole del famoso scrittore Italo Calvino che dicevano così: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno è quello che è già qui. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio”.
Padre Pino ha provato per tutta la sua vita a scovare un po’ di paradiso dove tutti pensavano ci fosse solo un’immobile inferno, dava spazio alle persone che incontrava sul suo Cammino e voleva costruire insieme qualcosa di grande, qualcosa per il quale valesse la pena Amare.






lunedì 2 settembre 2019

“A REGOLA D’ARTE”: I PREADOLESCENTI A SANTA CATERINA DAL 22 AL 28 LUGLIO


Nella calda giornata estiva di lunedì 22 luglio, noi Tipi Loschi, con zaini e valigie, ci siamo incontrati sul piazzale dell’Abbazia, pronti a partire per Santa Caterina Valfurva, paese della Valtellina in cui avremmo vissuto la nostra esperienza di una settimana, godendo forse di un po’ di fresco. Dopo ben cinque ore di viaggio, quando scendiamo dal pullman veniamo investiti dal caldo (il termometro segnava 30°!). Ho subito notato, però, come il calore del sole si rifletteva in tutti gli animi e volti dei ragazzi, sorridenti, pieni di gioia e di attesa.
Io ho già preso parte come educatrice a diverse esperienze, ma, personalmente, reputo questa una delle migliori perché mi sono trovata molto bene con l’equipe degli educatori e con i ragazzi: la settimana è trascorsa molto in fretta tra momenti di riflessione e condivisione, giochi, balli, camminate, serate a tema e molta allegria, il tutto condito da uno spirito di unione, amicizia, fraternità e da un clima di fiducia reciproca. Inoltre, questa esperienza, ha permesso ai ragazzi di crescere e di maturare. Ciascuna delle sette giornate, infatti, è stata dedicata a un tema (amicizia, fantasia, relazioni famigliari, ascolto, talento, perdita, speranza) che ha accompagnato i ragazzi alla scoperta di se stessi e dei propri talenti; a ragionare sulle relazioni sociali e famigliari; a sognare cose grandi; ad ascoltare il proprio cuore; a non aver paura di perdere e a comprendere che Dio è sempre presente in noi.
I temi che hanno accompagnato l’esperienza sono gli ingredienti per dipingere la vita e coglierla in tutte le sue sfumature per viverla al meglio. Per questo motivo noi educatori abbiamo scelto come motto dell’esperienza “A regola d’arte”.
Abbiamo soggiornato all’hotel Abete blu, a conduzione famigliare. Siamo stati tutti molto contenti per l’accoglienza e per i modi ospitali degli albergatori che ci hanno fatto sentire proprio come in una grande famiglia: i succulenti piatti cucinati da Nonna Ines, la gentilezza e disponibilità di Orietta, le volenterose figlie che ci hanno fatto da guida durante le escursioni!
Anche se nei giorni successivi al nostro arrivo il sole faceva fatica a fare capolino tra le nuvole, i ragazzi non hanno mai perso la voglia di vivere e di stare insieme, anzi la hanno fatta esplodere, mostrando la loro gioia, la loro voglia di mettersi in gioco, lo stupore di fronte alla bellezza che ci circonda, divenendo gli artisti della propria vita!

Chiara Barbero



lunedì 29 aprile 2019

I giovani in visita alla Libera Masseria di Cisliano

Nel pomeriggio del sabato santo, ci siamo uniti  al gruppo  giovani che stava trascorrendo l’esperienza della vita comune in oratorio per una “esperienza di crescita” alla Masseria di Cisliano in provincia di Milano. La scelta di visitare questa realtà è stata fatta a partire dalla figura di riferimento che stiamo conoscendo meglio in questi mesi grazie alla lettura di un interessante testo che parla di lui: padre Pino Puglisi, martire di Cristo, ucciso dalla mafia mentre cercava di dare testimonianza di giustizi a di pace nella sua terra.
Appena arrivati siamo stati accolti da un volontario che collabora con Caritas  e che si occupa di far conoscere la storia della Masseria. Ci ha spiegato come la famiglia Valle, ex-proprietaria della masseria e di tantissime altre case, famiglia affiliata alla ‘Ndrangheta calabrese, avesse costruito intorno a sé un circolo vizioso basato su favori, offerte di lavoro in cambio di complicità e omertà.
La famiglia Valle si occupava principalmente di slot machine truccate e di prestiti a tassi di usura. 
La masseria era un quartier generale della ‘Ndrangheta mascherato da ristorante con lo scopo del riciclaggio.
Il ristorante era organizzato per svolgere tutte le funzioni di cui una famiglia malavitosa ha bisogno: stanze interrate dove la famiglia riceveva i vari debitori, celle per ospitare i vari latitanti in fuga dalla giustizia, una piccola stalla per allevare cavalli (simbolo della potenza delle famiglie della ‘Ndrangheta), un grande numero di tavoli e coperti per poter simulare un alto numero di clienti e quindi la possibilità di riciclare sempre più soldi.
Molto toccante il racconto riguardante la donna grazie alla quale lo stato ha potuto fermare la famiglia Valle: nella sera in cui chiese un prestito perse la libertà, fino a quando, dopo aver ricevuto minacce verso il figlio, raccolse tutto il suo coraggio e denunciò questi malavitosi.
Non pensavamo che mafia e ’Ndrangheta fossero realtà così vicine a noi. Purtroppo invece lo sono. Abbiamo capito che solo se debelliamo l’egoismo e l’individualismo dalle nostre vite, guardando oltre al nostro orticello, la mafia e il male possono essere eliminati.
Oggi questo luogo è diventato una sede per diverse attività di inclusione e di accoglienza, ospita diverse associazioni ed è uno spazio educativo rivolto a giovani e non.
Per noi ragazzi ha significato uscire dal nostro piccolo quotidiano per conoscere meglio la realtà che ci circonda e di toccare con mano come il bene trasforma.

Giovanni e Sapanà Di Bartolo




sabato 27 aprile 2019

28 aprile 2019


21 aprile 2019


IO CREDO, IO SPERO, IO AMO! I PREADO DI TERZA MEDIA A ROMA

Dal 22 al 24 aprile noi educatori e i ragazzi di terza media dei Tipi Loschi, accompagnati da don Giorgio e in compagnia degli oratori di Angera, Ispra e Taino, siamo stati in pellegrinaggio a Roma. Lì ci siamo ritrovati insieme a centinaia di altri ragazzi della Diocesi di Milano per incontrare Papa Francesco. 
Fin da subito i ragazzi hanno avuto l’opportunità di arricchirsi, incontrando realtà come il centro Don Guanella, dove difficoltà e sofferenze, disabilità fisiche e mentali, sono trasformate in opportunità e bellezza, e ragazzi come noi  mettono a frutto i loro talenti e il loro tempo, impegnandosi in attività di volontariato. 
La mattina seguente abbiamo partecipato, insieme agli altri oratori della Diocesi, alla Santa Messa nella Basilica di San Pietro, presieduta dal nostro arcivescovo Mario Delpini: egli ci ha insegnato che di fronte alle fatiche della vita bisogna reagire con forza, credendo, sperando e amando. In seguito, abbiamo percorso a piedi le vie della città: abbiamo visitato luoghi come Castel Sant’Angelo, piazza Navona, la fontana di Trevi, la scalinata di Trinità dei Monti e molti altri, oltre che i principali luoghi sede delle istituzioni della Repubblica, apprezzandone l’importanza. 
Mercoledì si è svolta l’udienza di Papa Francesco, fulcro della nostra esperienza. Il Papa ci ha ricordato che il perdono è quanto di più prezioso abbiamo e ci ha insegnato a guardare ai Santi, che con l’amore hanno cambiato il loro mondo. Abbiamo quindi concluso l’esperienza con la visita al Colosseo e ai luoghi della Roma imperiale. 
Questi tre giorni sono stati intensi e faticosi, ma i nostri ragazzi si sono lasciati meravigliare di fronte alle bellezze della capitale e alle suggestive opere d’arte, hanno accolto con fervore le nostre proposte, dimostrando una grande voglia di mettersi in gioco e crescere. Come sempre torno a casa portando nel cuore l’allegria e la gioia che hanno caratterizzato questi momenti.
Voglio quindi ringraziare don Matteo e don Giorgio per l’attenzione e le opportunità che dedicano ai ragazzi e a noi educatori. Un altro grazie va proprio agli educatori degli altri oratori e ai miei colleghi, per la fraternità e per l’esempio che danno ai nostri ragazzi. E infine l’ultimo ringraziamento va a questi ultimi e alle loro famiglie, che riconoscono l’importanza di queste esperienze.

Davide Balzarini


ORATORIO ESTIVO 2019: IL MODULO DI ISCRIZIONE




ORATORIO ESTIVO 2019: BELLA STORIA!


martedì 16 aprile 2019

PERCHÈ CERCATE TRA I MORTI COLUI CHE È VIVO? La testimonianza della mamma di Marco Gallo

Durante i recenti esercizi spirituali è stato bello poter ascoltare la testimonianza di Paola, la mamma del giovane Marco Gallo, morto tragicamente in un incidente stradale. Una storia semplice ma forte nel ricordarci la presenza viva del Risorto. Nonostante tutto.

E’ venerdì di Quaresima. Siamo alla fine degli esercizi spirituali parrocchiali tenuti alla presenza o meglio in “compagnia” delle reliquie del santo e amato papa Giovanni Paolo II.
Nella basilica si San Bernardino si respira un’aria più solenne del solito, con la presenza di parecchi giovani riuniti per la Via Crucis e di numerosi fedeli sestesi e delle parrocchie limitrofe.

Tanto interesse è stato suscitato anche dalla presenza in chiesa, accanto alla figura stimata e arcinota di Giovanni Paolo II, di parecchi volti, perlopiù sconosciuti, di giovani uomini e donne:” I santi della porta accanto”. Una mostra itinerante che ha voluto portare all’attenzione dei credenti, in particolare dei giovani, le figure di persone speciali per aver vissuto la loro pur breve vita, alla ricerca del volto di Dio, in una tensione crescente e progressiva verso di Lui.

Tutto ciò sarebbe già stato più che sufficiente per riflettere e meditare ma a raccontare dal vivo uno di questi giovani è presente la mamma di uno di loro: Marco Gallo.
La signora Paola Cevasco, si avvicina all’ambone con una certa titubanza e trepidazione, quasi con incertezza. La guardo e mi impressiona la sua giovane età. Mi dico poi, che avendo avuto un figlio morto nel 2011 a soli 17 anni, anche lei non poteva che essere ancora giovane. Questa riflessione mi serve per contestualizzare, per realizzare che si sta parlando di un nostro contemporaneo. Un giovane che avrebbe avuto ora solo 25 anni!

Inizia a raccontare,  della normalità di questo suo figlio, vivacissimo, attivo  e curioso. Amante della compagnia ma estremamente attento a ciò che lo circonda. Da bambino colleziona ed esplora ogni cosa, voleva conoscere e scoprire le realtà che incontra, mosso da un desiderio insaziabile di  non perdere tempo. Non si accontenta mai. Alla ricerca continua di risposte. Approda poi alle superiori dove incontra delle difficoltà in ambito scolastico, vive le incertezze e i desideri dei coetanei con la tensione verso gli amici e l’attesa delle uscite del sabato sera. Un ragazzo come tanti, con le stesse aspirazioni.

Eppure Marco non smette di porsi delle domande, di lasciarsi interrogare da una Presenza che, via via, diventa sempre più significativa al punto di cambiare i propri atteggiamenti, sulla strada di una ricerca costante della semplicità.  Le relazioni amicali e parentali, le piccole cose, la natura, la bellezza del creato diventano tutte immagine del Creatore. Marco avverte e si scontra con la propria fragilità ma si affida e gioisce pienamente in Colui che è  diventato Presenza imprescindibile. Diventa allora sempre più desideroso di comunicare gioia e di far conoscere la Fonte di tale gioia.

Accanto al letto, vicino al crocifisso di San Damiano (il Cristo in croce risorto) ha scritto il giorno prima di morire: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”.
Così come Gesù è stato il Vivente per lui, anche Marco, per la mamma e ora per noi, è un amico speciale, un santo della porta accanto a cui guardare e a cui ispirarsi per diventare testimoni di gioia.

Patrizia Pellizzaro



lunedì 1 aprile 2019

LE RELIQUIE DI SAN GIOVANNI PAOLO II A SESTO CALENDE

Con l’arrivo delle reliquie di San Giovanni Paolo II nella chiesa di San Bernardino domenica alle 15.00, si aprirà la settimana di Esercizi Spirituali di Quaresima.
Saranno giorni intensi, in cui ci verranno offerte moltissime occasioni per vivere insieme momenti di preghiera e di formazione, per arrivare alla solennità di Pasqua pronti ad accogliere la gioia della Risurrezione!
Cerchiamo se possibile di ritagliarci anche qualche minuto di tempo per una visita personale: le reliquie saranno esposte in chiesa fino a sabato 6 aprile, rendendo presente in mezzo a noi in maniera concreta un papa amatissimo da tutti!
Anche la mostra “I Santi della porta accanto”, sempre in chiesa a San Bernardino, ci permetterà un vero e proprio tuffo in Paradiso: conosceremo splendide figure di santi e testimoni giovanissimi, che hanno fatto della loro vita un capolavoro e potranno aiutarci a fare altrettanto!




31 marzo 2019


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