venerdì 9 agosto 2013

Chi ha paura del lupo?




Nel nostro itinerario non poteva certo mancare una visita alla città di Gubbio. Abbiamo prenotato la possibilità di celebrare nella cattedrale di Sant'Ubaldo, vescovo della città nell'XI secolo. Prima di partire ritorniamo al CRAI di Villa Viole e nuovamente, gentilissimi, compriamo i nostri panini imbottiti. Ci fidiamo di TomTom che ci indica una strada passante tra diversi paesi con nomi curiosi... Arrivati in città saliamo subito alla Basilica/Santuario del Santo Patrono. Incontriamo don Stefano, il vice rettore, che ci indica una graziosissima cappella dove poter celebrare e vivere il nostro momento di riflessione. Oggi é memoria di Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) patrona d'Europa. Don Roberto durante l'omelia propone una catechesi/istruzione sull'Eucaristia. "Durante la consacrazione guardate e ascoltate quello che fa e dice il sacerdote, in quel momento vi viene consegnato un dono e voi non potete guardare altrove. In quel momento Dio obbedisce all'uomo anche se quel sacerdote fosse il più indegno tra gli uomini perché in quel gesto e in quelle parole c'è il desiderio di Dio di farci partecipare della sua stessa vita".
La riflessione al termine della messa é approfondimento di quanto già ascoltato nella predica. Quando stiamo decidendo dove andare a consumare il nostro pranzo al sacco don Stefano ci presenta il Rettore della Basilica che volentieri ci racconta la storia della Chiesa, del Santo e del tradizionale Palio dei Ceri. È proprio nella Chiesa del Santo Patrono  che vengono custoditi i "ceri" utilizzati il 15 maggio nell'omonimo palio che consiste in una corsa tra i 10 e i 12 minuti facendo la salita fino al santuario. I ceri sono strutture che hanno un peso di circa 300 chili. Sulla sommità di ciascun cero vengono poste le statue dei santi Ubaldo, Antonio e Giorgio. Il racconto del sacerdote é appassionato e interessante. Conosciamo la storia di un Santo che per diversi secoli ha influenzato non solo il territorio di Gubbio; con ogni probabilità Francesco si reco in questa città non solo per quel fatto famoso dell'incontro con il lupo (episodio che si presta a numerose interpretazioni) ma anche perché non sapendo che cosa fare, si affida all'intercessione di questo grande santo. Anche Dante ha cantato il collegamento tra Gubbio e Assisi con queste parole: 
"Intra Tupino e l'acqua che discende
del colle eletto dal beato Ubaldo,
fertile costa d'alto monte pende,
onde Perugia sente freddo e caldo
da Porta Sole; e di rietro le piange
per grave giogo Nocera con Gualdo.
Di questa costa, là dov' ella frange
più sua rattezza, nacque al mondo un sole,
come fa questo talvolta di Gange.
Però chi d'esso loco fa parole,
non dica Ascesi, ché direbbe corto,
ma Orïente, se proprio dir vuole." 
Scopriamo esserci anche un legame tra questa chiesa e la nostra diocesi. Furono i soldati di ventura a portare in questa terra il culto di sant'Ambrogio e dei Santi Protaso e Gervaso, ai quali era dedicata la primitiva chiesa costruita sulla montagna. Infine, don Fausto ci motiva il fatto che il santo patrono non sia sepolto nel cuore della città indicando come spesso le montagne fossero luogo di rifugio per eretici e seguaci di correnti esoteriche. La presenza del santo era vista quindi come presidio nei confronti di queste presenze negative! Quando usciamo all'aperto siamo sorpresi da alcune gocce d'acqua che ci inducono ad accettare l'ospitalità del rettore che ci mette a disposizione l'antico refettorio con dell'acqua e la possibilità di accedere a dei bagni. 

Avremmo tutti bisogno di una pennichella ma siamo desiderosi di scoprire i tesoro artistici-culturali della città egubina. Il tour inizia sotto la guida arguta del nostro "'motore di ricerca" Mauro. La nostra buona volontà viene ostacolata da porte chiuse e da un insolito maltempo che abbassa la temperatura e ci regala la pioggia. Visitiamo comunque la Piazza Grande resa famosa da don Roberto... Ops! Don Matteo! Saliamo poi al duomo "Episcopus succedentibus" e tra un acquazzone e l'altro, mentre nel cielo si disegnano  fulmini e saette, sfruttiamo gli ascensori pubblici. Tornati in Piazza Grande percorriamo le vie della città e incrociamo la "fontana dei matti"; la guida turistica parla di una singolare tenzone che assegnava il titolo di "Matto della città": secondo voi, potevamo perdere una tale occasione? E quindi, dopo il Palio di Siena, non potendo cimentarci nel Palio dei Ceri né in quello della Balestra, iniziamo il giro forsennato intorno alla fontana. L'impressione è che siamo tutti un po' matti.
Le ragazze si dissociano scuotendo il capo, esclamando "Che vergogna!". La sosta ci da la possibilità di incrociare il ristorante che sarà il luogo dove consumeremo la cena. Ma è presto e continuiamo il nostro tour; anche quest'anno incrociamo un anziano signore che seguiamo per quasi un chilometro senza che lui se ne accorga. La simpatica gag si allontana però dall'itinerario stabilito dalla nostra guida. Passiamo da porta Metauro. Il pietrone, incredibile attrazione, è semicoperto da un auto in sosta. Arriviamo a San Domenico che conserva uno dei cicli pittorici più interessanti sulla storia di sant'Agostino. Ci dirigiamo verso l'anfiteatro romano, optiamo per vederlo dall'esterno e invece di dedicarci alla dimostrazione di lotta romana, impegniamo  il nostro tempo in alcune manches di "Ninja". 

La stanchezza si fa sentire e, mentre attendiamo l'orario della cena, ci riposiamo in un parco nelle vicinanze. Questa volta il ristorante non ci riserva sorprese, tranne per Chiara che alla fine si accontenterà di una macedonia. Tra taglieri di salumi e formaggi, gnocchi ripieni, strangozzi e un ottimo vino rubesco, lasciamo il desco satolli e soddisfatti! Torniamo all'ostello quando è ormai già tardi e, anche se un po' assonnati, rinnoviamo il rito della preghiera della sera ringraziando chi, come don Stefano e don Fausto, ci hanno regalato una nuova imperdibile giornata! A domani. 

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